UDC Ticino

Candidato al Gran Consiglio!

Ho deciso di mettermi in gioco per il Gran Consiglio perchè se le cose non ci piacciono, allora dobbiamo impegnarci concretamente per cambiarle!

Io credo in un Ticino migliore!

Se vol

#OrientatoAlFuturo


NON GIOCHIAMO CON IL FUTURO DEI NOSTRI GIOVANI!

Il mondo è bello perché diverso, dicevano neanche troppo tempo fa i miei maestri quando frequentavo le scuole elementari. Oggi invece sembra che il Dipartimento dell’Educazione abbia deciso di puntare su un’altra posizione, completamente opposta rispetto a quella che veniva insegnata a me a scuola. Nella riforma Bertoliana della scuola infatti si legge di abolizione di note, abolizione dei livelli e ancora unificazione delle classi e una vaga menzione ad una media di entrata per entrare alle scuole superiori. L’obbiettivo di tutto ciò? Rendere tutti uguali, rendere gli studenti competenti alla stessa maniera. Se con il vecchio sistema avevamo una scuola, che secondo il pensiero liberale/conservatore permetteva a tutti di avere le stesse basi, offrendo a tutti le stesse opportunità di partenza, oggi invece si punta ad avere gli stessi punti di arrivo. Ma come? Il mondo non era mica bello perché diverso? A quanto pare oggi la cosa non vale più, e con la Riforma di Bertoli si vanno quindi ad eliminare le differenze tra gli allievi. Differenze non di intelligenza, ma di potenzialità! Infatti colui che più fatica in matematica e italiano magari sarà quello nella classe che se ne intende di motori, ma dobbiamo quindi ostacolare i suoi compagni più competenti in matematica e italiano portandoli al livello di colui che di motori sa tutto? No di certo, eppure votando SI alla Scuola Che Verrà si introdurrà proprio questo, a svantaggio di coloro che sono interessati ad una formazione accademica di tipo universitaria, che saranno quindi confrontanti con ulteriori problemi quando dovranno studiare, oltre a quello già non poco evidente della lingua. Da giovane universitario vi invito dunque a non giocare con il futuro dei giovani, ed a votare NO il prossimo 25 settembre alla Scuola Che Verrà. D’altronde si è già visto il fallimento di modelli che puntavano agli stessi punti di arrivo (vedi comunismo)…

PERMETTERE ALLA LOBBY CASINÒ DI IMPORRE LE PROPRIE LEGGI?

Il prossimo 10 giugno saremo chiamati a votare sulla spinosa legge sui giochi in denaro, sulla quale a livello nazionale giovani UDC e giovani liberali hanno lanciato il referendum.

La nuova modifica di legge dei giochi in denaro tra le altre cose prevede che solo 21 casinò svizzeri (12 dei quali in mani estere) di offrire i loro servizi di gioco d’azzardo online, mentre a tutti gli altri operatori nazionali e stranieri che hanno fino ad oggi offerto il loro servizio verranno difatti bloccati dall’amministrazione federale. A nessun residente in Svizzera sarà permesso accedere a questi siti online, che verranno quindi di fatto censurati.

Si tratterebbe del primo intervento da parte dello stato in Svizzera che va a limitare l’accesso di internet ad attività legali, e risulta essere addirittura una prima Europea. Giusto andare a censurare tutti quei siti web che riguardano pornografia infantile o la vendita illegale d’armi, ma queste sono attività che vanno in qualche modo a ledere direttamente l’integrità del cittadino. Il gioco d’azzardo invece, per quanto per alcuni possa essere una spiacevole attività, non è illegale. E con questa legge non lo diventerà di certo, visto che si va a rafforzare la presenza dei già citati 21 casinò, alla quale sarà permesso di aprire la loro attività online. I favorevoli decantano con questa censura di siti online la protezione dal gioco patologico, ma mentre si chiudono dei siti, se ne aprono di altri. Bizzarro, non trovate?

Ma se non si va a proteggere nessun giocatore patologico, perché in parlamento si è votato una modifica del genere? La risposta è una: la Lobby dei Casinò, che avrebbe quindi il monopolio del mercato dei giochi d’azzardo in Svizzera. Alla domanda di Andrea Caroni (PLR), membro del Consiglio degli Stati, perché la legge non prevede concessioni online, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha risposto: “I casinò qui si sono imposti”.  Vogliamo dunque davvero rinunciare al principio della libertà di internet per favorire la Lobby dei Casino? Votiamo NO il prossimo 10 giugno alla legge sui giochi in denaro!

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

CO-Presidente del comitato contrario alle legge sui giochi in denaro

Le sfide della SSR del Futuro

Come preannunciato l’iniziativa “NoBillag” è stata bocciata a grande maggioranza dal popolo svizzero. Un chiaro segnale, che però la SSR SRG non deve ora utilizzare come pretesto per continuare tutto ciò che ha fatto finora, ma semmai il contrario. La produzione di programmi scandalosi in nome del fantomatico servizio pubblico (come ad esempio il programma SRF su come masturbarsi) non devono mai più verificarsi. La SSR deve ora puntare a programmi di informazione e intrattenimento di qualità, che hanno diretto e stretta attinenza al servizio pubblico e alla realtà locale e nazionale. Non tutto quello che è TV è servizio pubblico, certe trasmissioni povere di valore lasciamole alle TV italiane. Voci critiche contro la SSR devono ora essere ascoltate (e non allontanate come spesso si è visto) per capire dove e come si può migliorare, e cosa invece sarà meglio tralasciare. Anche i commenti di parte, a cui tanto si è visto negli ultimi anni, devono essere eliminati. Una ditta che opera sotto un mandato pubblico non può permettersi di dare la sua versione di fatti, ma deve dare semplicemente i fatti, in modo neutrale e apolitico, in modo tale che il cittadino possa farsi una sua idea non corrotta.

Il tanto decantato e promesso “Piano R”, come Risparmio o Ristrutturazione o Riforme, diventa dunque ora vitale per la credibilità della SSR e deve essere quindi al più presto attuato. Un’impresa con una gestione aziendale come la SSR SRG ma senza sussidi statali sarebbe già fallita da tempo sotto le influenze del libero mercato e dei giochi di domanda e offerta. I manager SSR devono ora fare delle scelte, di programmazione e di contenuti, e ridurre notevolmente i costi. Certo ciò porterà ad una riduzione dell’offerta e anche degli impieghi, ma quello ne uscirà sarà una SSR forte, efficiente e efficace, capace di interpretare al meglio il suo ruolo di detentrice del mandato pubblico, senza abusarne. Con un lavoro manageriale in questo senso si potrebbe prevedere di ridurre annualmente il canone in modo graduale fino a raggiungere la somma, non poi tanto lontana, di 200 chf all’anno. Una somma che in molti sarebbero disposti a pagare, e che sarebbe vista più giusta, in base ad una comparazione internazionale e al rapporto qualità prezzo. Sarà difficile? Ovviamente, ma il margine di manovra c’è, ed è esteso; un piccolo esempio: cosa serve inviare quattro giornalisti con altrettanti telecameramen e addetti al suono di quattro sottoaziende diverse ad un evento nazionale, quando basterebbe una squadra sola e poi far tradurre il tutto nelle tre lingue mancanti? Le sfide che attenono la SSR del futuro sono grandi, ma non è possibile fallire: ne andrebbe della qualità mediatica Svizzera e anche un po’ della coesione nazionale. Sono sicuro che la SSR può vincere questa sfida, ne sarai molto contento, ma deve farlo con l’aiuto di tutti, per evitare che quei “No, ma…” all’Iniziativa come il mio si trasformino in futuro in Si.

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Contrario a NoBillag

Esite ancora la democrazia?

Joseph Schumpeter definì la democrazia come «lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare», o per dirlo in parole povere, dove tutto il potere è in mano al popolo. Pochi però sanno che la vera democrazia non esiste. Si possono infatti trovare degli ostacoli al raggiungimento della cosiddetta democrazia perfetta, di cui negli ultimi anni abbiamo avuto sempre più chiari esempi.

La costituzione Svizzera mette a disposizione del popolo forti strumenti di partecipazione democratica, che in altri stati non esistono o sono poco utilizzati, ossia il referendum e l’iniziativa. Questi strumenti rendono il nostro stato tra i più liberi e democratici al mondo, in quanto i cittadini hanno la possibilità di partecipare in modo attivo in una democrazia di tipo indiretto, ossia dove non è il popolo che governa direttamente ma esistono dei rappresentanti che fanno (o dovrebbero fare) da intermediari. Ed è proprio qui che però sta il problema. Nel settembre 2016 il popolo ticinese, sulla falsa riga della votazione sul 9 febbraio, ha approvato l’iniziativa “Prima i nostri” esprimendo così il suo volere di una preferenza indigena verso la classe politica. Essendo la Svizzera (e dunque pure il Ticino) una democrazia, il popolo è teoricamente il sovrano, e di conseguenza tutto ciò che la maggioranza esprime, dovrebbe essere elaborato e applicato dai rappresentanti del popolo in governo e in parlamento idealmente nella stessa maniera a quanto voluto e espresso dal popolo. Spesso però ci siamo confrontati con degli escamotage per evitare quello che era il volere del popolo. Un altro esempio lampante tra tutti quello dell’applicazione dell’iniziativa del 9 febbraio.

Questo si può ricondurre in quello che Roberto Bobbio nel suo libro “Il futuro della democrazia” chiama le promesse non mantenute della democrazia, tra le quali troviamo anche la rivincita della rappresentanza degli interessi. In una democrazia ideale il deputato non dovrebbe rappresentare gli interessi di chi lo ha votato (o peggio di chi lo ha sostenuto finanziariamente) ma della maggioranza della nazione. Non ci dovrebbero essere vincoli al suo agire, ma in una democrazia reale il deputato segue però la rappresentanza degli interessi.

Ecco quindi cosa è successo negli scorsi giorni a Bellinzona! I nostri cari Granconsiglieri, invece di perseguire i chiari interessi del popolo, hanno preferito dar peso unicamente ai propri interessi personali, spinti da motivi economici e da amicizie con l’Unione Europea. I nostri politici hanno difeso de facto gli interessi dell’UE, un organo meno democratico della nostra nazione, senza applicare quanto voluto dal popolo e facendo così cadere il patto democratico. Ovvio, il mondo e la democrazia non è perfetta, avere un’uguaglianza a quanto voluto dal popolo può essere difficile, ma almeno ci cerca di avvicinarsi. Quello a cui invece abbiamo assistito a Bellinzona è stato un chiaro allontanamento, con una NON applicazione dell’iniziativa che non cambierà le cose nel nostro paese e che ci rende ancor più schiavi al dixit dell’UE. A questo punto è giusto chiedersi: Ha ancora senso andare a votare, se tanto quello che dice il popolo non viene nemmeno preso in considerazione? Ha ancora senso parlare di democrazia? La democrazia esiste ancora? Quale avvenire ha la democrazia? Io personalmente voglio credere che esista ancora una risposta positiva a queste domande, anche perché di soluzioni migliori e attuabili alla nostra “finta” democrazia al momento non esistono.

BILLAG, LA DEMOCRAZIA HA GIÀ PERSO

Tra i principali argomenti dei contrari all’iniziativa NoBillag (tra i quali ci sono anche io) c’è la difesa della democrazia, che subirebbe un grave colpo nel passasse un sì. Ma la realtà è tutt’altra: qualsiasi sia il risultato delle urne il prossimo 4 marzo, la democrazia ha già perso.

Mai come prima d’ora un dibattito politico ha scaldato così tanto gli animi e i cuori dei ticinesi come la votazione sulla NoBillag, ma quello che poteva prospettarsi come un costruttivo dibattito democratico che avrebbe portato alla partecipazione al voto di molte persone, si è in realtà trasformato come uno dei più grandi fallimenti che la democrazia Svizzera abbia visto negli ultimi due anni.

Il dibattito, sia a livello cantonale che nazionale, ha da subito preso una brutta piega, sia da parte degli iniziativisi che dai difensori del Canone: in poco tempo si sono visti sui media e sui social aumentare in modo esponenziale insulti, attacchi personali, commenti spregevoli, manomissione di cartelloni e striscioni, da parte di ambo le parte, pure, cosa assai scandalosa, dagli stessi giornalisti RSI e dagli iniziativisi. Proprio coloro che avrebbero dovuto dare l’esempio di uno scambio di opinioni pacifico e rispettoso, sono stati tra i primi a cadere nel baratro dell’impertinenza e del vilipendio. Complimenti! Vi sembra normale che il capo informazione della RSI paragoni coloro che vogliono abolire il canone a dei gerarchi nazisti? Vi sembra normale che gli stessi iniziativisi accusino i dipendenti RSI di squadrismo?

La democrazia si basa su valori come la libertà di opinione e il rispetto di idee e persone. Cosa ha dunque a che fare questo insidioso dibattito con la democrazia, quando appena uno apre bocca per esprimere qualsiasi opinione viene insultato a priori e neanche ascoltato? NoBillag No Svizzera, ma è già successo, ed è colpa di tutti noi…

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Membro della Direzione Nazionale dei Giovani UDC Svizzera

Consigliere Comunale Ponte Capriasca

La solitaria e coraggiosa scelta dei ticinesi

“Prima i nostri” è stata approvata a grande maggioranza dai ticinesi. Se per il 9 febbraio si poteva forse parlare di un “messaggio” verso Berna, oggi non è più così. I ticinesi hanno riconfermato a gran voce attraverso lo strumento democratico il loro malessere per la situazione del mercato del lavoro attuale, e hanno scelto, in controtendenza con la classe politica svizzera, di chiedere nuovamente forti misure a tutela del lavoro, ben consapevoli di andare in contrasto con gli accordi della libera circolazione delle persone.

Ma l’accordo della libera circolazione delle persone serve veramente? Forse sì, ma a fronte del voto di domenica occorre mettere dei nuovi paletti per garantire una protezione del nostro mercato del lavoro. Il consiglio nazionale ha recentemente approvato la versione light della legge di attuazione del 9 febbraio, che non prevede tetti, contingenti e preferenza indigena, ma solo delle misure correttive e delle dichiarazioni di intenti, dimenticando completamente il volere del popolo svizzero.

Con questa soluzione all’acqua di rose sembrava che il parlamento fosse riuscito a mettere un po’ di acqua sul fuoco, ma i ticinesi con una solitaria e coraggiosa scelta hanno dimostrato di volere di più e di essere stufi dei giochi di potere di palazzo per difendere gli interessi dell’Unione Europea.

La strada verso l’attuazione dell’iniziativa “Prima i nostri” è ancora lunga e molto ripida, tutti diranno che non si può fare, che gli svantaggi sono più dei vantaggi, che le perdite economiche per il nostro cantone saranno enormi, e i nostri politici locali cercheranno come il consiglio nazionale ancora una volta di trovare un compromesso (che di compromesso non avrà nulla) per cercare di mantenere invariata la situazione. Ma questo non dovrà succedere!

Il significato del voto ticinese è ora molto chiaro: spetta ora al nostro governo e al nostro parlamento trovare una soluzione per l’attuazione del volere dei ticinesi. Bisognerà scontrarsi con Berna, con la Lombardia, con l’Unione Europea ma non bisogna assolutamente permettere che i nostri politici abbassino le braghe a queste forze, perché il ticinese ha dimostrato di essere determinato e sicuro delle sue scelte, e non si farà prendere in giro nuovamente, e così deve fare pure il suo rappresentante politico.

I ticinesi hanno dimostrato di voler decidere in casa propria, senza cedere alle pressioni di nessuno. Ora gli altri partiti devono accettare questo fatto e impegnarsi a lavorare in modo costruttivo per permettere la piena applicazione dell’iniziativa per portare così a un miglioramento effettivo (e non solo cartaceo) del mercato del lavoro ticinese.

 

 

Articolo apparso sul CdT e su Ticinonews

PER I GIOVANI: PRIMA I NOSTRI!

Credetemi quando dico che per i giovani oggigiorno il mercato del lavoro in Ticino è poco attrattivo: molti miei coetanei si vedono costretti una volta terminati gli studi universitari a trasferirsi fuori cantone o addirittura all’estero per trovare un buon posto di lavoro con possibilità poi di sviluppare la carriera. E la situazione non è diversa nemmeno per gli apprendisti: spesso terminata la loro formazione questi non vengono assunti dal datore, perché preferisce assumere frontalieri meno cari, e tra la possibilità di guadagnare di meno in Ticino o andare fuori cantone e guadagnare qualcosa di più diversi giovani scelgono purtroppo quest’ultima possibilità. Dico purtroppo perché sempre di più si va ad accentuare quel fenomeno sociale che è la fuga di capitale intellettuale e manodopera ticinese, cresciuta e formata in Ticino ma che per le precarie condizioni del nostro mercato del lavoro si vede quasi costretto ad abbandonare il cantone per trovare condizioni migliori. Non parlo di coloro che, per arricchire le loro esperienza formativa, si spostano fuori cantone e poi fanno ritorno, ma di coloro che per motivi legati al lavoro non tornano più. I pochi che rimangono sono confrontati con problemi sociali non indifferenti: quale giovane metterebbe su famiglia con uno stipendio di 2000 franchi al mese, senza garanzie per un futuro o per una carriera migliore? Quale giovane rimarrebbe in Ticino a lavorare con queste precarie condizioni del mercato del lavoro? E poi ci si lamenta che non si trovano giovani formati per alcuni lavori, ma se a questi si offre uno stipendio poco attrattivo e le condizioni sociali siano misere è normale che questi restino o si trasferiscano fuori cantone…

Siamo finiti in una spirale senza apparente fine, dove il libero mercato ha portato a una situazione precaria, con dumping salariale, contratti in nero, preferenza straniera, poca riconoscenza del valore del lavoro e un alto tasso di disoccupazione. Ma come porre un freno a tutto ciò? Come aiutare noi giovani rendendo di nuovo attrattivo il mercato del lavoro ticinese? Una soluzione c’è e si chiama “Prima i nostri”.

L’iniziativa lanciata nel 2014 dall’UDC Ticino e che sarà in votazione il prossimo 25 settembre chiede di inserire nella costituzione cantonale alcuni principi già stabiliti dalla votazione del 9 febbraio. Grazie alla preferenza indigena prevista dalla costituzione i datori di lavoro sarebbero obbligati, a parità di condizioni, ad assumere un residente. In questo modo si amplierebbero così le possibilità lavorative dei giovani (e non solo) e si andrebbe ad attutire il problema del dumping salariare, dal momento che il datore di lavoro non sarà più libero di scegliere il frontaliere o il padroncino perché lo può pagare di meno. Inoltre approvando l’iniziativa si va a vietare l’effetto sostituzione, ossia il licenziamento di un ticinese per l’assunzione di un frontaliere meno caro e si andrebbe a limitare le imposizioni di stati stranieri sul nostro mercato interno, regolando di conseguenza gli accordi commerciali che verranno presi. In questo modo non solo si va a tutelare il lavoro del ticinese nel suo cantone, ma si vanno a migliorare le condizioni del nostro mercato di lavoro, rendendolo più attrattivo e fermando l’emorragia di giovani verso la Svizzera interna e l’estero.

Per aiutare i ticinesi, per incentivare noi giovani a rimanere o ritornare in Ticino dopo il diploma, per ridare dignità a coloro che oggi lavorano in condizioni salariali precarie, il prossimo 25 settembre vi invito ad accettare l’iniziativa “Prima i nostri”!

 

Articolo apparso sul CdT e su Ticinonews

875 franchi in più di posteggio? No grazie!

Il 5 giugno saremo chiamati a votare sul tema della tassa di collegamento, un tema che ha fatto discutere molto a livello popolare e che ha portato alla mobilitazione di più di 24mila persone che hanno firmato il referendum lanciato dalle associazioni economiche. Con questa nuova tassa alle aziende con almeno 50 posteggi verranno prelevati 3,50 fr. al giorno per ciascun posteggio dei propri dipendenti, mentre ai centri commerciali saranno prelevati 1,50 fr. al giorno per ciascun posteggio dei clienti.

Ma cosa significa? L’azienda e il centro commerciale per non assumersi i costi di questa nuova tassa andranno a riversare la tassa sul dipendente, che per 200 giorni di lavoro annui dovrà pagare 875 franchi aggiuntivi al già alto costo che deve sostenere per l’affitto del posteggio, e sui clienti, che vedranno il già caro prezzo del posteggio aumentare ulteriormente. La tassa di collegamento dovrebbe portare a circa 18 milioni di franchi di introiti, cifra presente addirittura nelle misure strutturali di contenimento del preventivo 2016, a dimostrazione che la tassa è pensata per far cassetta, e non per l’obbiettivo più nobile ma certamente irrealizzabile di diminuire il traffico in Ticino.

Perché irrealizzabile? Semplicemente perché la morfologia geografica del nostro cantone, piena di valli, non permette di avere un’offerta di mezzi pubblici vasta e capillare, e pertanto l’operaio o il lavoratore che deve essere la mattina presto in fabbrica o in ufficio non può permettersi di aspettare il primo bus delle otto, e propende giustamente a utilizzare la macchina. Parliamoci chiaro: il Ticino non è Zurigo, il nostro Cantone non ha né la morfologia adatta, né i mezzi finanziari e neanche le risorse necessarie per costruire trenini in tutte le valli e garantire un trasporto pubblico capillare in tutti i paesini delle nostre valli, ed è quindi giusto penalizzare queste persone che non hanno la possibilità di usare i mezzi pubblici aumentando loro il prezzo del già salatissimo posteggio?

Non penso proprio… Il traffico in Ticino può essere sicuramente migliorato, ma non sarà la tassa di collegamento a farlo!

Diego Baratti
Vicepresidente Giovani UDC

Ponte Capriasca, un comune per le famiglie!

Il comune di Ponte Capriasca ha affrontato nel corso degli anni diversi cambiamenti, l’ultimo è stato il cambio di ben 3 municipali su 5, due dei quali si sono dimessi per cause non ben note di diatribe personali con alcuni membri del legislativo e con alcuni abitanti. Sono dell’idea che bisogna evitare queste situazioni, in quanto sia in Municipio che in Consiglio Comunale bisognerebbe lavorare per il bene del comune, e non per i propri interessi personali. Occorre dunque portare avanti un dialogo e uno scambio di opinioni costruttivo e pacato, senza mancare di rispetto alle idee altrui, giungendo alla fine ad un compromesso che possa andare bene per tutti. ll comune di Ponte Capriasca ha visto negli ultimi anni un aumento esponenziale della popolazione, in particolare delle famiglie, e ciò ha reso necessaria una maggiore presenza di servizi sul territorio. Per andare incontro a queste esigenze il Comune ha fatto tanto, ristrutturando ad esempio la nuova scuola, il parco giochi, riassestando alcune strade che si trovavano in condizione precarie, e aggiungendo le famose zone “30”. Molto è stato fatto, ma alcune cose sono state fatte non come si auspicava fossero fatte mentre altre devono ancora essere percepite. È il caso del nuovo asilo, che da ormai anni infiamma la scena politica di Ponte Capriasca, senza ancora avere trovato una soluzione. È di vitale importanza trovare una soluzione per l’asilo, in quanto i bambini non possono continuare a frequentare ancora a lungo le baracche (io stesso ho passato tre anni di asilo dentro le suddette) su un luogo perlopiù paludoso. Molte zone residenziali sono inoltre sprovviste di un luogo dove depositare i rifiuti, ad esempio tutta la zona Nogo, mentre sul nostro territorio, in particolare verso i Bellunesi, persistono ancora costruzioni abusive ed evidenti segni di inquinamento ambientale che le autorità sembrano per il momento aver voluto ignorare. La gestione delle famose zone “30” e il riadattamento della piazza Righinetti inoltre sono totalmente discutibili: perché aggiungere quelle due fontane, altissime, dalle quali non ci si può abbeverarsi, proprio in mezzo alla strada? Qualche ragionamento in più poteva e doveva essere fatto…

Diego Baratti, candidato Lega/UDC in Consiglio Comunale

 

Foto: ©ticinoweekend.ch

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