Giovani UDC

No alla riforma fiscale e sociale

Lo scorso settembre il parlamento nazionale ha approvato la nuova riforma fiscale e sociale (RFFA) contro la quale i Giovani UDC, Giovani Socialisti, Giovani Verdi, Giovani Verdi Liberali e alcuni Giovani Liberali hanno lanciato il referendum. La riforma viola infatti chiaramente il principio di unità della materia, che prevede che due temi diversi da loro non possano essere discussi ed approvati con una sola votazione in parlamento: è ben chiaro a tutti che degli sconti fiscali non hanno nulla a che vedere con il finanziamento dell’AVS.

Per far contenta la sinistra, PLR e PPD hanno purtroppo deciso di trovare questo triste compromesso, che prevede che per ogni di franco di sconto alle aziende, la Confederazione ne versi uno all’AVS.L’AVS però necessita al più presto di una riforma strutturale, che vada a permettere anche a noi giovani una volta pensionati di godere degli stessi privilegi dei pensionati di oggi. Con questa riforma infatti si sposta solamente più in là di qualche anno il grounding delle nostre casse pensioni, che avverrà così intorno al 2035.


L’attuale accordo rappresenta pertanto un’altra misura a breve termine e uno spostamento dei problemi pensionistici verso le giovani generazioni. Ovviamente la classe politica non vuole affrontare i problemi strutturali nella previdenza per la vecchiaia e quindi cerca di lasciare che la realtà e le conseguenze che ne derivano vengano affrontate dalla generazione successiva. Ma più a lungo una vera riforma viene ritardata, maggiore è l’onere che grava sulle giovani generazioni. Questo “pacchetto” rende quindi impossibile per gli anni a venire una riforma sostenibile della previdenza per la vecchiaia.

Concludendo la riforma fiscale sociale è una riforma debole, che non risolve il problema delle casse pensioni, ma lo sposta solo in là di qualche anno a costo di noi giovani. Per evitare che questo accada e per chiedere quindi al parlamento di finalmente iniziare una riforma strutturale della AVS, vi chiedo di firmare il referendum scaricando l’apposito formulario che trovate su https://neinstaf.ch/download/182/

Diego Baratti
Membro del comitato borghese No alla RFFA
Vicepresidente Giovani UDC Ticino

NON GIOCHIAMO CON IL FUTURO DEI NOSTRI GIOVANI!

Il mondo è bello perché diverso, dicevano neanche troppo tempo fa i miei maestri quando frequentavo le scuole elementari. Oggi invece sembra che il Dipartimento dell’Educazione abbia deciso di puntare su un’altra posizione, completamente opposta rispetto a quella che veniva insegnata a me a scuola. Nella riforma Bertoliana della scuola infatti si legge di abolizione di note, abolizione dei livelli e ancora unificazione delle classi e una vaga menzione ad una media di entrata per entrare alle scuole superiori. L’obbiettivo di tutto ciò? Rendere tutti uguali, rendere gli studenti competenti alla stessa maniera. Se con il vecchio sistema avevamo una scuola, che secondo il pensiero liberale/conservatore permetteva a tutti di avere le stesse basi, offrendo a tutti le stesse opportunità di partenza, oggi invece si punta ad avere gli stessi punti di arrivo. Ma come? Il mondo non era mica bello perché diverso? A quanto pare oggi la cosa non vale più, e con la Riforma di Bertoli si vanno quindi ad eliminare le differenze tra gli allievi. Differenze non di intelligenza, ma di potenzialità! Infatti colui che più fatica in matematica e italiano magari sarà quello nella classe che se ne intende di motori, ma dobbiamo quindi ostacolare i suoi compagni più competenti in matematica e italiano portandoli al livello di colui che di motori sa tutto? No di certo, eppure votando SI alla Scuola Che Verrà si introdurrà proprio questo, a svantaggio di coloro che sono interessati ad una formazione accademica di tipo universitaria, che saranno quindi confrontanti con ulteriori problemi quando dovranno studiare, oltre a quello già non poco evidente della lingua. Da giovane universitario vi invito dunque a non giocare con il futuro dei giovani, ed a votare NO il prossimo 25 settembre alla Scuola Che Verrà. D’altronde si è già visto il fallimento di modelli che puntavano agli stessi punti di arrivo (vedi comunismo)…

REGOLAMENTARE MEGLIO CHE CENSURARE!

Il prossimo 10 giugno saremo chiamati alle urne per votare su un tema molto discusso e controverso: la legge sui giochi in denaro. La modifica di legge approvata dal parlamento ma osteggiata dai movimenti giovanili di UDC, PLR, Verdi, Verdi Liberali, Socialisti andrà a togliere la licenza a tutti quegli operatori nazionali e stranieri che esercitano una attività online nel settore del gioco d’azzardo, andando così a bloccare i suddetti siti.

In seno al Consiglio nazionale è stata presentata una mozione di reiezione con l’obiettivo di eliminare la distinzione legale tra fornitori nazionali e stranieri, e di concedere a tutti l’esercizio regolamentato (e pertanto pure tassato) all’interno del nostro paese. Mozione però respinta dalla maggioranza della camera.

La richiesta di Mauro Tuena (UDC) di rinunciare del tutto alle barriere di Internet è stata pure respinta, così come quella proposta moderata della maggioranza della Commissione giuridica del Consiglio nazionale di non bloccare Internet ma di valutare il diritto e la prassi cinque anni dopo la sua entrata in vigore e di sottoporli alla valutazione della Commissione, dando possibilità di intervento al Consiglio federale.

Eppure i fornitori privati sarebbero disposti ad essere regolamentati e a pagare le tasse nel nostro paese. Il modello danese mostra come un concetto liberale del gioco d’azzardo senza nessun blocco in internet possa funzionare. Negli ultimi anni, paesi di spicco si sono astenuti da censurare i siti online di giochi in denaro e hanno invece optato per serie di misure di apertura del mercato (Gran Bretagna 2014, Paesi Bassi 2016).

Ma se le aziende private straniere sono disposte a regolamentarsi, perché in parlamento si è votato una modifica del genere? La risposta è una: la Lobby dei Casinò, che avrebbe quindi il monopolio del mercato dei giochi d’azzardo in Svizzera. Alla domanda di Andrea Caroni (PLR), membro del Consiglio degli Stati, perché la legge non prevede concessioni online, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha risposto: “I casinò qui si sono imposti”.  

Votiamo quindi NO il prossimo 10 giugno per non cedere alle pressioni dei casinò e rispedire la legge al mittente, in modo tale che invece di censurare si vada a regolamentare queste aziende online, portando difatto così anche nuovi introiti ad AVS, Sport e Cultura!

 

Articolo apparso sul CdT il 2/06/18

IL PROSSIMO PASSO SARÀ LA CENSURA DI NETFLIX?

La motivazione principale per votare NO il prossimo 10 giugno alla legge sui giochi in denaro è quella della censura. In molti penseranno che l’uso di questa parola sia inadeguato, che sia solo un espediente per portare voti, ma in realtà questo termine è più appropriato di quanto si pensi.

Censura, perché la nuova modifica di legge dei giochi in denaro permetterà solo a 21 casinò svizzeri (12 dei quali già comunque in mani estere) di offrire i loro giochi online, mentre a tutti gli altri operatori nazionali e stranieri online che hanno fino ad oggi offerto il loro servizio verranno difatti bloccati dall’amministrazione federale. A nessun residente in Svizzera sarà permesso accedere a questi siti online, che verranno quindi di fatto censurati.

La chiusura di queste reti avrebbe ripercussioni sia sulle imprese che sui consumatori: i blocchi di Internet sarebbero imposti ai fornitori svizzeri di Internet, le imprese private nazionali e straniere non sarebbero autorizzate a offrire i loro prodotti mentre ai consumatori sarebbe imposto a quale fornitore giocare. A parte il fatto che soprattutto gli utenti esperti di Internet possono aggirare rapidamente queste serrature, l’intervento previsto su Internet è controproducente.

A questo punto ha senso chiedersi: Se il popolo dovesse accettare questo approccio protezionistico del governo della maggioranza del parlamento, quale sarà il prossimo passo? La censura di Netflix per proteggere lo share della SSR? La chiusura di Zalando per proteggere i negozianti di abbigliamento? Il divieto interno di Booking & Co. per proteggere l’industria alberghiera Svizzera? Oppure ancora il blocco di Internet per Amazon per proteggere il commercio librario svizzero?

 

Per concludere è meglio respingere la presente legge affinché il Parlamento possa modificarla senza danneggiare la liberta di internet e di commercio. Nel frattempo, i casinò possono continuare la loro attività precedente, mentre pure i fondi delle Lotterie continueranno ad offrire il loro importante sostegno allo sport e alle iniziative locali. Con un NO quindi nulla cambia, apparate la possibilità di rimanere un paese con libero accesso ad Internet, e di non avvicinarci a pericolosi realtà di censura come quella coreana o cinese.

 

Articolo apparso il 30.04.2018 su TicinOnline e TicinoNews

Le sfide della SSR del Futuro

Come preannunciato l’iniziativa “NoBillag” è stata bocciata a grande maggioranza dal popolo svizzero. Un chiaro segnale, che però la SSR SRG non deve ora utilizzare come pretesto per continuare tutto ciò che ha fatto finora, ma semmai il contrario. La produzione di programmi scandalosi in nome del fantomatico servizio pubblico (come ad esempio il programma SRF su come masturbarsi) non devono mai più verificarsi. La SSR deve ora puntare a programmi di informazione e intrattenimento di qualità, che hanno diretto e stretta attinenza al servizio pubblico e alla realtà locale e nazionale. Non tutto quello che è TV è servizio pubblico, certe trasmissioni povere di valore lasciamole alle TV italiane. Voci critiche contro la SSR devono ora essere ascoltate (e non allontanate come spesso si è visto) per capire dove e come si può migliorare, e cosa invece sarà meglio tralasciare. Anche i commenti di parte, a cui tanto si è visto negli ultimi anni, devono essere eliminati. Una ditta che opera sotto un mandato pubblico non può permettersi di dare la sua versione di fatti, ma deve dare semplicemente i fatti, in modo neutrale e apolitico, in modo tale che il cittadino possa farsi una sua idea non corrotta.

Il tanto decantato e promesso “Piano R”, come Risparmio o Ristrutturazione o Riforme, diventa dunque ora vitale per la credibilità della SSR e deve essere quindi al più presto attuato. Un’impresa con una gestione aziendale come la SSR SRG ma senza sussidi statali sarebbe già fallita da tempo sotto le influenze del libero mercato e dei giochi di domanda e offerta. I manager SSR devono ora fare delle scelte, di programmazione e di contenuti, e ridurre notevolmente i costi. Certo ciò porterà ad una riduzione dell’offerta e anche degli impieghi, ma quello ne uscirà sarà una SSR forte, efficiente e efficace, capace di interpretare al meglio il suo ruolo di detentrice del mandato pubblico, senza abusarne. Con un lavoro manageriale in questo senso si potrebbe prevedere di ridurre annualmente il canone in modo graduale fino a raggiungere la somma, non poi tanto lontana, di 200 chf all’anno. Una somma che in molti sarebbero disposti a pagare, e che sarebbe vista più giusta, in base ad una comparazione internazionale e al rapporto qualità prezzo. Sarà difficile? Ovviamente, ma il margine di manovra c’è, ed è esteso; un piccolo esempio: cosa serve inviare quattro giornalisti con altrettanti telecameramen e addetti al suono di quattro sottoaziende diverse ad un evento nazionale, quando basterebbe una squadra sola e poi far tradurre il tutto nelle tre lingue mancanti? Le sfide che attenono la SSR del futuro sono grandi, ma non è possibile fallire: ne andrebbe della qualità mediatica Svizzera e anche un po’ della coesione nazionale. Sono sicuro che la SSR può vincere questa sfida, ne sarai molto contento, ma deve farlo con l’aiuto di tutti, per evitare che quei “No, ma…” all’Iniziativa come il mio si trasformino in futuro in Si.

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Contrario a NoBillag

BILLAG, LA DEMOCRAZIA HA GIÀ PERSO

Tra i principali argomenti dei contrari all’iniziativa NoBillag (tra i quali ci sono anche io) c’è la difesa della democrazia, che subirebbe un grave colpo nel passasse un sì. Ma la realtà è tutt’altra: qualsiasi sia il risultato delle urne il prossimo 4 marzo, la democrazia ha già perso.

Mai come prima d’ora un dibattito politico ha scaldato così tanto gli animi e i cuori dei ticinesi come la votazione sulla NoBillag, ma quello che poteva prospettarsi come un costruttivo dibattito democratico che avrebbe portato alla partecipazione al voto di molte persone, si è in realtà trasformato come uno dei più grandi fallimenti che la democrazia Svizzera abbia visto negli ultimi due anni.

Il dibattito, sia a livello cantonale che nazionale, ha da subito preso una brutta piega, sia da parte degli iniziativisi che dai difensori del Canone: in poco tempo si sono visti sui media e sui social aumentare in modo esponenziale insulti, attacchi personali, commenti spregevoli, manomissione di cartelloni e striscioni, da parte di ambo le parte, pure, cosa assai scandalosa, dagli stessi giornalisti RSI e dagli iniziativisi. Proprio coloro che avrebbero dovuto dare l’esempio di uno scambio di opinioni pacifico e rispettoso, sono stati tra i primi a cadere nel baratro dell’impertinenza e del vilipendio. Complimenti! Vi sembra normale che il capo informazione della RSI paragoni coloro che vogliono abolire il canone a dei gerarchi nazisti? Vi sembra normale che gli stessi iniziativisi accusino i dipendenti RSI di squadrismo?

La democrazia si basa su valori come la libertà di opinione e il rispetto di idee e persone. Cosa ha dunque a che fare questo insidioso dibattito con la democrazia, quando appena uno apre bocca per esprimere qualsiasi opinione viene insultato a priori e neanche ascoltato? NoBillag No Svizzera, ma è già successo, ed è colpa di tutti noi…

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Membro della Direzione Nazionale dei Giovani UDC Svizzera

Consigliere Comunale Ponte Capriasca

I Giovani UDC Festeggiano i 10 Anni!

 
I Giovani UDC Ticino hanno il piacere di invitare tutta la popolazione alla festa di giubileo dei 10 anni, che si terrà il prossimo 3 dicembre 2017 presso la Sala Aragonite di Manno, a partire dalle ore 11:00. Per l’occasione sarà servista polenta con formagella. Musica popolare, merlot ticinese e salumi nostrani accompagneranno l’evento. In mattinata Piero Marchesi (presidente UDC Ticino), Marco Chiesa (Consigliere Nazionale UDC/Ti), Lara Filippini (Grancosigliera e fondatrice GUDC TI) e Hans Fehr (ex consigliere nazionale ZH) terranno dei discorsi, metre al pomeriggio è previsto un polittalk con tutti gli ospiti presenti, al quale anche il pubblico potrà partecipare.
Per questioni organizzative siete pregati di annunciare la vostra presenza entro il 28 novembre a: gudc.ti@gmail.com

Sito web rinnovato!

Dopo quasi un anno di inattività ecco che ho rinnovato il mio sito web! Un design più semplice e compatto, che rendo ai più la navigazione facile e piacevole. Nel mio sito potrete trovare tutte le informazioni sulle mie attività politiche oltre che alle mie fotografie.

Restate aggiornati e continuate a seguirmi!

 

D.

Segretario Generale Aggiunto dei Giovani UDC Svizzera!

Che onore!  Ieri i Giovani UDC Svizzera mi hanno eletto all’unaminità come segretario generale aggiunto in seno alla direttiva nazionale! Una nuova sfida personale che affronterò con determinazione! Grazie a tutti per il sostegno!

 

Da Ticinonews:

Giovani UDC Svizzera: tocca a Baratti

Il ventenne di Ponte Capriasca Diego Baratti – vicepresidente dei Giovani UDC Ticino – è stato eletto all’unanimità nella direzione nazionale dei Giovani UDC Svizzera, quale segretario generale aggiunto, nel corso della 38esima Assemblea dei Delegati di Liestal.

Baratti svolge il servizio militare a Wangen an der Aare e a settembre comincerà gli studi di economia all’Università di San Gallo. È il secondo ticinese nella Direttiva nazionale del movimento giovanile dopo Daniel Grumelli, da più di due anni Presidente Giovani UDC Ticino e Coordinatore per la Svizzera di lingua italiana.

PER I GIOVANI: PRIMA I NOSTRI!

Credetemi quando dico che per i giovani oggigiorno il mercato del lavoro in Ticino è poco attrattivo: molti miei coetanei si vedono costretti una volta terminati gli studi universitari a trasferirsi fuori cantone o addirittura all’estero per trovare un buon posto di lavoro con possibilità poi di sviluppare la carriera. E la situazione non è diversa nemmeno per gli apprendisti: spesso terminata la loro formazione questi non vengono assunti dal datore, perché preferisce assumere frontalieri meno cari, e tra la possibilità di guadagnare di meno in Ticino o andare fuori cantone e guadagnare qualcosa di più diversi giovani scelgono purtroppo quest’ultima possibilità. Dico purtroppo perché sempre di più si va ad accentuare quel fenomeno sociale che è la fuga di capitale intellettuale e manodopera ticinese, cresciuta e formata in Ticino ma che per le precarie condizioni del nostro mercato del lavoro si vede quasi costretto ad abbandonare il cantone per trovare condizioni migliori. Non parlo di coloro che, per arricchire le loro esperienza formativa, si spostano fuori cantone e poi fanno ritorno, ma di coloro che per motivi legati al lavoro non tornano più. I pochi che rimangono sono confrontati con problemi sociali non indifferenti: quale giovane metterebbe su famiglia con uno stipendio di 2000 franchi al mese, senza garanzie per un futuro o per una carriera migliore? Quale giovane rimarrebbe in Ticino a lavorare con queste precarie condizioni del mercato del lavoro? E poi ci si lamenta che non si trovano giovani formati per alcuni lavori, ma se a questi si offre uno stipendio poco attrattivo e le condizioni sociali siano misere è normale che questi restino o si trasferiscano fuori cantone…

Siamo finiti in una spirale senza apparente fine, dove il libero mercato ha portato a una situazione precaria, con dumping salariale, contratti in nero, preferenza straniera, poca riconoscenza del valore del lavoro e un alto tasso di disoccupazione. Ma come porre un freno a tutto ciò? Come aiutare noi giovani rendendo di nuovo attrattivo il mercato del lavoro ticinese? Una soluzione c’è e si chiama “Prima i nostri”.

L’iniziativa lanciata nel 2014 dall’UDC Ticino e che sarà in votazione il prossimo 25 settembre chiede di inserire nella costituzione cantonale alcuni principi già stabiliti dalla votazione del 9 febbraio. Grazie alla preferenza indigena prevista dalla costituzione i datori di lavoro sarebbero obbligati, a parità di condizioni, ad assumere un residente. In questo modo si amplierebbero così le possibilità lavorative dei giovani (e non solo) e si andrebbe ad attutire il problema del dumping salariare, dal momento che il datore di lavoro non sarà più libero di scegliere il frontaliere o il padroncino perché lo può pagare di meno. Inoltre approvando l’iniziativa si va a vietare l’effetto sostituzione, ossia il licenziamento di un ticinese per l’assunzione di un frontaliere meno caro e si andrebbe a limitare le imposizioni di stati stranieri sul nostro mercato interno, regolando di conseguenza gli accordi commerciali che verranno presi. In questo modo non solo si va a tutelare il lavoro del ticinese nel suo cantone, ma si vanno a migliorare le condizioni del nostro mercato di lavoro, rendendolo più attrattivo e fermando l’emorragia di giovani verso la Svizzera interna e l’estero.

Per aiutare i ticinesi, per incentivare noi giovani a rimanere o ritornare in Ticino dopo il diploma, per ridare dignità a coloro che oggi lavorano in condizioni salariali precarie, il prossimo 25 settembre vi invito ad accettare l’iniziativa “Prima i nostri”!

 

Articolo apparso sul CdT e su Ticinonews

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