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IL PROSSIMO PASSO SARÀ LA CENSURA DI NETFLIX?

La motivazione principale per votare NO il prossimo 10 giugno alla legge sui giochi in denaro è quella della censura. In molti penseranno che l’uso di questa parola sia inadeguato, che sia solo un espediente per portare voti, ma in realtà questo termine è più appropriato di quanto si pensi.

Censura, perché la nuova modifica di legge dei giochi in denaro permetterà solo a 21 casinò svizzeri (12 dei quali già comunque in mani estere) di offrire i loro giochi online, mentre a tutti gli altri operatori nazionali e stranieri online che hanno fino ad oggi offerto il loro servizio verranno difatti bloccati dall’amministrazione federale. A nessun residente in Svizzera sarà permesso accedere a questi siti online, che verranno quindi di fatto censurati.

La chiusura di queste reti avrebbe ripercussioni sia sulle imprese che sui consumatori: i blocchi di Internet sarebbero imposti ai fornitori svizzeri di Internet, le imprese private nazionali e straniere non sarebbero autorizzate a offrire i loro prodotti mentre ai consumatori sarebbe imposto a quale fornitore giocare. A parte il fatto che soprattutto gli utenti esperti di Internet possono aggirare rapidamente queste serrature, l’intervento previsto su Internet è controproducente.

A questo punto ha senso chiedersi: Se il popolo dovesse accettare questo approccio protezionistico del governo della maggioranza del parlamento, quale sarà il prossimo passo? La censura di Netflix per proteggere lo share della SSR? La chiusura di Zalando per proteggere i negozianti di abbigliamento? Il divieto interno di Booking & Co. per proteggere l’industria alberghiera Svizzera? Oppure ancora il blocco di Internet per Amazon per proteggere il commercio librario svizzero?

 

Per concludere è meglio respingere la presente legge affinché il Parlamento possa modificarla senza danneggiare la liberta di internet e di commercio. Nel frattempo, i casinò possono continuare la loro attività precedente, mentre pure i fondi delle Lotterie continueranno ad offrire il loro importante sostegno allo sport e alle iniziative locali. Con un NO quindi nulla cambia, apparate la possibilità di rimanere un paese con libero accesso ad Internet, e di non avvicinarci a pericolosi realtà di censura come quella coreana o cinese.

 

Articolo apparso il 30.04.2018 su TicinOnline e TicinoNews

Le sfide della SSR del Futuro

Come preannunciato l’iniziativa “NoBillag” è stata bocciata a grande maggioranza dal popolo svizzero. Un chiaro segnale, che però la SSR SRG non deve ora utilizzare come pretesto per continuare tutto ciò che ha fatto finora, ma semmai il contrario. La produzione di programmi scandalosi in nome del fantomatico servizio pubblico (come ad esempio il programma SRF su come masturbarsi) non devono mai più verificarsi. La SSR deve ora puntare a programmi di informazione e intrattenimento di qualità, che hanno diretto e stretta attinenza al servizio pubblico e alla realtà locale e nazionale. Non tutto quello che è TV è servizio pubblico, certe trasmissioni povere di valore lasciamole alle TV italiane. Voci critiche contro la SSR devono ora essere ascoltate (e non allontanate come spesso si è visto) per capire dove e come si può migliorare, e cosa invece sarà meglio tralasciare. Anche i commenti di parte, a cui tanto si è visto negli ultimi anni, devono essere eliminati. Una ditta che opera sotto un mandato pubblico non può permettersi di dare la sua versione di fatti, ma deve dare semplicemente i fatti, in modo neutrale e apolitico, in modo tale che il cittadino possa farsi una sua idea non corrotta.

Il tanto decantato e promesso “Piano R”, come Risparmio o Ristrutturazione o Riforme, diventa dunque ora vitale per la credibilità della SSR e deve essere quindi al più presto attuato. Un’impresa con una gestione aziendale come la SSR SRG ma senza sussidi statali sarebbe già fallita da tempo sotto le influenze del libero mercato e dei giochi di domanda e offerta. I manager SSR devono ora fare delle scelte, di programmazione e di contenuti, e ridurre notevolmente i costi. Certo ciò porterà ad una riduzione dell’offerta e anche degli impieghi, ma quello ne uscirà sarà una SSR forte, efficiente e efficace, capace di interpretare al meglio il suo ruolo di detentrice del mandato pubblico, senza abusarne. Con un lavoro manageriale in questo senso si potrebbe prevedere di ridurre annualmente il canone in modo graduale fino a raggiungere la somma, non poi tanto lontana, di 200 chf all’anno. Una somma che in molti sarebbero disposti a pagare, e che sarebbe vista più giusta, in base ad una comparazione internazionale e al rapporto qualità prezzo. Sarà difficile? Ovviamente, ma il margine di manovra c’è, ed è esteso; un piccolo esempio: cosa serve inviare quattro giornalisti con altrettanti telecameramen e addetti al suono di quattro sottoaziende diverse ad un evento nazionale, quando basterebbe una squadra sola e poi far tradurre il tutto nelle tre lingue mancanti? Le sfide che attenono la SSR del futuro sono grandi, ma non è possibile fallire: ne andrebbe della qualità mediatica Svizzera e anche un po’ della coesione nazionale. Sono sicuro che la SSR può vincere questa sfida, ne sarai molto contento, ma deve farlo con l’aiuto di tutti, per evitare che quei “No, ma…” all’Iniziativa come il mio si trasformino in futuro in Si.

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Contrario a NoBillag

Esite ancora la democrazia?

Joseph Schumpeter definì la democrazia come «lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare», o per dirlo in parole povere, dove tutto il potere è in mano al popolo. Pochi però sanno che la vera democrazia non esiste. Si possono infatti trovare degli ostacoli al raggiungimento della cosiddetta democrazia perfetta, di cui negli ultimi anni abbiamo avuto sempre più chiari esempi.

La costituzione Svizzera mette a disposizione del popolo forti strumenti di partecipazione democratica, che in altri stati non esistono o sono poco utilizzati, ossia il referendum e l’iniziativa. Questi strumenti rendono il nostro stato tra i più liberi e democratici al mondo, in quanto i cittadini hanno la possibilità di partecipare in modo attivo in una democrazia di tipo indiretto, ossia dove non è il popolo che governa direttamente ma esistono dei rappresentanti che fanno (o dovrebbero fare) da intermediari. Ed è proprio qui che però sta il problema. Nel settembre 2016 il popolo ticinese, sulla falsa riga della votazione sul 9 febbraio, ha approvato l’iniziativa “Prima i nostri” esprimendo così il suo volere di una preferenza indigena verso la classe politica. Essendo la Svizzera (e dunque pure il Ticino) una democrazia, il popolo è teoricamente il sovrano, e di conseguenza tutto ciò che la maggioranza esprime, dovrebbe essere elaborato e applicato dai rappresentanti del popolo in governo e in parlamento idealmente nella stessa maniera a quanto voluto e espresso dal popolo. Spesso però ci siamo confrontati con degli escamotage per evitare quello che era il volere del popolo. Un altro esempio lampante tra tutti quello dell’applicazione dell’iniziativa del 9 febbraio.

Questo si può ricondurre in quello che Roberto Bobbio nel suo libro “Il futuro della democrazia” chiama le promesse non mantenute della democrazia, tra le quali troviamo anche la rivincita della rappresentanza degli interessi. In una democrazia ideale il deputato non dovrebbe rappresentare gli interessi di chi lo ha votato (o peggio di chi lo ha sostenuto finanziariamente) ma della maggioranza della nazione. Non ci dovrebbero essere vincoli al suo agire, ma in una democrazia reale il deputato segue però la rappresentanza degli interessi.

Ecco quindi cosa è successo negli scorsi giorni a Bellinzona! I nostri cari Granconsiglieri, invece di perseguire i chiari interessi del popolo, hanno preferito dar peso unicamente ai propri interessi personali, spinti da motivi economici e da amicizie con l’Unione Europea. I nostri politici hanno difeso de facto gli interessi dell’UE, un organo meno democratico della nostra nazione, senza applicare quanto voluto dal popolo e facendo così cadere il patto democratico. Ovvio, il mondo e la democrazia non è perfetta, avere un’uguaglianza a quanto voluto dal popolo può essere difficile, ma almeno ci cerca di avvicinarsi. Quello a cui invece abbiamo assistito a Bellinzona è stato un chiaro allontanamento, con una NON applicazione dell’iniziativa che non cambierà le cose nel nostro paese e che ci rende ancor più schiavi al dixit dell’UE. A questo punto è giusto chiedersi: Ha ancora senso andare a votare, se tanto quello che dice il popolo non viene nemmeno preso in considerazione? Ha ancora senso parlare di democrazia? La democrazia esiste ancora? Quale avvenire ha la democrazia? Io personalmente voglio credere che esista ancora una risposta positiva a queste domande, anche perché di soluzioni migliori e attuabili alla nostra “finta” democrazia al momento non esistono.

BILLAG, LA DEMOCRAZIA HA GIÀ PERSO

Tra i principali argomenti dei contrari all’iniziativa NoBillag (tra i quali ci sono anche io) c’è la difesa della democrazia, che subirebbe un grave colpo nel passasse un sì. Ma la realtà è tutt’altra: qualsiasi sia il risultato delle urne il prossimo 4 marzo, la democrazia ha già perso.

Mai come prima d’ora un dibattito politico ha scaldato così tanto gli animi e i cuori dei ticinesi come la votazione sulla NoBillag, ma quello che poteva prospettarsi come un costruttivo dibattito democratico che avrebbe portato alla partecipazione al voto di molte persone, si è in realtà trasformato come uno dei più grandi fallimenti che la democrazia Svizzera abbia visto negli ultimi due anni.

Il dibattito, sia a livello cantonale che nazionale, ha da subito preso una brutta piega, sia da parte degli iniziativisi che dai difensori del Canone: in poco tempo si sono visti sui media e sui social aumentare in modo esponenziale insulti, attacchi personali, commenti spregevoli, manomissione di cartelloni e striscioni, da parte di ambo le parte, pure, cosa assai scandalosa, dagli stessi giornalisti RSI e dagli iniziativisi. Proprio coloro che avrebbero dovuto dare l’esempio di uno scambio di opinioni pacifico e rispettoso, sono stati tra i primi a cadere nel baratro dell’impertinenza e del vilipendio. Complimenti! Vi sembra normale che il capo informazione della RSI paragoni coloro che vogliono abolire il canone a dei gerarchi nazisti? Vi sembra normale che gli stessi iniziativisi accusino i dipendenti RSI di squadrismo?

La democrazia si basa su valori come la libertà di opinione e il rispetto di idee e persone. Cosa ha dunque a che fare questo insidioso dibattito con la democrazia, quando appena uno apre bocca per esprimere qualsiasi opinione viene insultato a priori e neanche ascoltato? NoBillag No Svizzera, ma è già successo, ed è colpa di tutti noi…

 

Diego Baratti

Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Membro della Direzione Nazionale dei Giovani UDC Svizzera

Consigliere Comunale Ponte Capriasca

Un piccolo sogno che si avvera!

Lo scorso lunedì 18 dicembre sono subentrato a Stefania Carmine come Consigliere Comunale a Ponte Capriasca, un grande onore e impegno per me!

Il Consiglio Comunale di Ponte Capriasca è composto da 21 membri, 5 dei quali appartengono al Gruppo Lega/UDC/Indipendenti. Per ora sono l’unico consigliere UDC presente in consiglio comunale, e sono il più giovane consigliere in assoluto!

La mia nomina è stata accolta con piacere dagli altri membri e dal municipio, tanto da far dimenticare al presidente di farmi firmare il giuramento, ricordato poi in seguito dal sempre attento segretario 😉 Ho preso dunque il posto di Stefania nella commissione delle opere pubbliche.

Al termine della riunione ci è stato offerto spumante e panettone, come occasione per scambiarci i saluti di natale.

 

Ecco in breve i punti su cui avevo promesso attenzione durante le elezioni dell’anno scorso:

IN BREVE

  • Basta abusi di qualsiasi genere (ambientale e di licenze in particolare)
  • NO alle fontane in mezzo alle strade, SI a una pianificazione stradale e paesaggistica ragionata
  • SI al nuovo asilo, che deve trovare nuova collocazione al più presto
  • SI alla trasparenza totale del nostro Comune, che in questo senso ha ancora molto da lavorare
  • SI all’aumento dei servizi vitali per la popolazione, come ad esempio un raccoglitore di rifiuti in zona Nogo
  • NO all’aumento del moltiplicatore di imposta comunale

 

SONO PRONTO E MOTIVATO A COMINCIARE!

 

I Giovani UDC Festeggiano i 10 Anni!

 
I Giovani UDC Ticino hanno il piacere di invitare tutta la popolazione alla festa di giubileo dei 10 anni, che si terrà il prossimo 3 dicembre 2017 presso la Sala Aragonite di Manno, a partire dalle ore 11:00. Per l’occasione sarà servista polenta con formagella. Musica popolare, merlot ticinese e salumi nostrani accompagneranno l’evento. In mattinata Piero Marchesi (presidente UDC Ticino), Marco Chiesa (Consigliere Nazionale UDC/Ti), Lara Filippini (Grancosigliera e fondatrice GUDC TI) e Hans Fehr (ex consigliere nazionale ZH) terranno dei discorsi, metre al pomeriggio è previsto un polittalk con tutti gli ospiti presenti, al quale anche il pubblico potrà partecipare.
Per questioni organizzative siete pregati di annunciare la vostra presenza entro il 28 novembre a: gudc.ti@gmail.com

Sito web rinnovato!

Dopo quasi un anno di inattività ecco che ho rinnovato il mio sito web! Un design più semplice e compatto, che rendo ai più la navigazione facile e piacevole. Nel mio sito potrete trovare tutte le informazioni sulle mie attività politiche oltre che alle mie fotografie.

Restate aggiornati e continuate a seguirmi!

 

D.

Segretario Generale Aggiunto dei Giovani UDC Svizzera!

Che onore!  Ieri i Giovani UDC Svizzera mi hanno eletto all’unaminità come segretario generale aggiunto in seno alla direttiva nazionale! Una nuova sfida personale che affronterò con determinazione! Grazie a tutti per il sostegno!

 

Da Ticinonews:

Giovani UDC Svizzera: tocca a Baratti

Il ventenne di Ponte Capriasca Diego Baratti – vicepresidente dei Giovani UDC Ticino – è stato eletto all’unanimità nella direzione nazionale dei Giovani UDC Svizzera, quale segretario generale aggiunto, nel corso della 38esima Assemblea dei Delegati di Liestal.

Baratti svolge il servizio militare a Wangen an der Aare e a settembre comincerà gli studi di economia all’Università di San Gallo. È il secondo ticinese nella Direttiva nazionale del movimento giovanile dopo Daniel Grumelli, da più di due anni Presidente Giovani UDC Ticino e Coordinatore per la Svizzera di lingua italiana.

La solitaria e coraggiosa scelta dei ticinesi

“Prima i nostri” è stata approvata a grande maggioranza dai ticinesi. Se per il 9 febbraio si poteva forse parlare di un “messaggio” verso Berna, oggi non è più così. I ticinesi hanno riconfermato a gran voce attraverso lo strumento democratico il loro malessere per la situazione del mercato del lavoro attuale, e hanno scelto, in controtendenza con la classe politica svizzera, di chiedere nuovamente forti misure a tutela del lavoro, ben consapevoli di andare in contrasto con gli accordi della libera circolazione delle persone.

Ma l’accordo della libera circolazione delle persone serve veramente? Forse sì, ma a fronte del voto di domenica occorre mettere dei nuovi paletti per garantire una protezione del nostro mercato del lavoro. Il consiglio nazionale ha recentemente approvato la versione light della legge di attuazione del 9 febbraio, che non prevede tetti, contingenti e preferenza indigena, ma solo delle misure correttive e delle dichiarazioni di intenti, dimenticando completamente il volere del popolo svizzero.

Con questa soluzione all’acqua di rose sembrava che il parlamento fosse riuscito a mettere un po’ di acqua sul fuoco, ma i ticinesi con una solitaria e coraggiosa scelta hanno dimostrato di volere di più e di essere stufi dei giochi di potere di palazzo per difendere gli interessi dell’Unione Europea.

La strada verso l’attuazione dell’iniziativa “Prima i nostri” è ancora lunga e molto ripida, tutti diranno che non si può fare, che gli svantaggi sono più dei vantaggi, che le perdite economiche per il nostro cantone saranno enormi, e i nostri politici locali cercheranno come il consiglio nazionale ancora una volta di trovare un compromesso (che di compromesso non avrà nulla) per cercare di mantenere invariata la situazione. Ma questo non dovrà succedere!

Il significato del voto ticinese è ora molto chiaro: spetta ora al nostro governo e al nostro parlamento trovare una soluzione per l’attuazione del volere dei ticinesi. Bisognerà scontrarsi con Berna, con la Lombardia, con l’Unione Europea ma non bisogna assolutamente permettere che i nostri politici abbassino le braghe a queste forze, perché il ticinese ha dimostrato di essere determinato e sicuro delle sue scelte, e non si farà prendere in giro nuovamente, e così deve fare pure il suo rappresentante politico.

I ticinesi hanno dimostrato di voler decidere in casa propria, senza cedere alle pressioni di nessuno. Ora gli altri partiti devono accettare questo fatto e impegnarsi a lavorare in modo costruttivo per permettere la piena applicazione dell’iniziativa per portare così a un miglioramento effettivo (e non solo cartaceo) del mercato del lavoro ticinese.

 

 

Articolo apparso sul CdT e su Ticinonews

PER I GIOVANI: PRIMA I NOSTRI!

Credetemi quando dico che per i giovani oggigiorno il mercato del lavoro in Ticino è poco attrattivo: molti miei coetanei si vedono costretti una volta terminati gli studi universitari a trasferirsi fuori cantone o addirittura all’estero per trovare un buon posto di lavoro con possibilità poi di sviluppare la carriera. E la situazione non è diversa nemmeno per gli apprendisti: spesso terminata la loro formazione questi non vengono assunti dal datore, perché preferisce assumere frontalieri meno cari, e tra la possibilità di guadagnare di meno in Ticino o andare fuori cantone e guadagnare qualcosa di più diversi giovani scelgono purtroppo quest’ultima possibilità. Dico purtroppo perché sempre di più si va ad accentuare quel fenomeno sociale che è la fuga di capitale intellettuale e manodopera ticinese, cresciuta e formata in Ticino ma che per le precarie condizioni del nostro mercato del lavoro si vede quasi costretto ad abbandonare il cantone per trovare condizioni migliori. Non parlo di coloro che, per arricchire le loro esperienza formativa, si spostano fuori cantone e poi fanno ritorno, ma di coloro che per motivi legati al lavoro non tornano più. I pochi che rimangono sono confrontati con problemi sociali non indifferenti: quale giovane metterebbe su famiglia con uno stipendio di 2000 franchi al mese, senza garanzie per un futuro o per una carriera migliore? Quale giovane rimarrebbe in Ticino a lavorare con queste precarie condizioni del mercato del lavoro? E poi ci si lamenta che non si trovano giovani formati per alcuni lavori, ma se a questi si offre uno stipendio poco attrattivo e le condizioni sociali siano misere è normale che questi restino o si trasferiscano fuori cantone…

Siamo finiti in una spirale senza apparente fine, dove il libero mercato ha portato a una situazione precaria, con dumping salariale, contratti in nero, preferenza straniera, poca riconoscenza del valore del lavoro e un alto tasso di disoccupazione. Ma come porre un freno a tutto ciò? Come aiutare noi giovani rendendo di nuovo attrattivo il mercato del lavoro ticinese? Una soluzione c’è e si chiama “Prima i nostri”.

L’iniziativa lanciata nel 2014 dall’UDC Ticino e che sarà in votazione il prossimo 25 settembre chiede di inserire nella costituzione cantonale alcuni principi già stabiliti dalla votazione del 9 febbraio. Grazie alla preferenza indigena prevista dalla costituzione i datori di lavoro sarebbero obbligati, a parità di condizioni, ad assumere un residente. In questo modo si amplierebbero così le possibilità lavorative dei giovani (e non solo) e si andrebbe ad attutire il problema del dumping salariare, dal momento che il datore di lavoro non sarà più libero di scegliere il frontaliere o il padroncino perché lo può pagare di meno. Inoltre approvando l’iniziativa si va a vietare l’effetto sostituzione, ossia il licenziamento di un ticinese per l’assunzione di un frontaliere meno caro e si andrebbe a limitare le imposizioni di stati stranieri sul nostro mercato interno, regolando di conseguenza gli accordi commerciali che verranno presi. In questo modo non solo si va a tutelare il lavoro del ticinese nel suo cantone, ma si vanno a migliorare le condizioni del nostro mercato di lavoro, rendendolo più attrattivo e fermando l’emorragia di giovani verso la Svizzera interna e l’estero.

Per aiutare i ticinesi, per incentivare noi giovani a rimanere o ritornare in Ticino dopo il diploma, per ridare dignità a coloro che oggi lavorano in condizioni salariali precarie, il prossimo 25 settembre vi invito ad accettare l’iniziativa “Prima i nostri”!

 

Articolo apparso sul CdT e su Ticinonews