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La superficialità di una riforma per accontentare tutti

Il prossimo 19 maggio saremo chiamati ad esprimerci sulla Riforma Fiscale e Sociale, anche nota come RFFA. Se da una parte la sinistra vi si oppone criticando la parte fiscale, dall’altra alcuni giovani di destra (principalmente UDC e PLR) combattono contro la parte sociale, messa lì per far contenti i deputati socialisti in parlamento, ma che in realtà non porta a nessun miglioramento a lungo termine dell’AVS.

Infatti, l’AVS si trova in grande difficoltà, ma il nostro Consiglio federale ed il Parlamento, invece di lavorare ad una riforma strutturale e completamente diversa, preferiscono aggirare il problema con delle non-soluzioni, spostando di qualche anno l’oramai inevitabile fine della cassa pensioni, per poi trasmettere il problema alle generazioni future. Ed intanto siamo ancora noi a dover passare alla cassa, senza nessuna garanzia di avere a nostra volta una rendita sufficiente una volta che saremo in pensione. È giunto il momento che il governo ed il Parlamento si assumano le proprie responsabilità e comincino a parlare davvero dell’AVS. Fino ad allora, tutte queste semi-riforme sono solo controproducenti, mentre ancora una volta il costo di questa tergiversazione politica ricade sulle spalle delle generazioni future, cioè su noi giovani.

Ma non è questa l’unica motivazione per votare il 19 maggio no alla RFFA: la riforma viola infatti chiaramente il principio costituzionale dell’unità della materia, che prevede che due temi diversi da loro non possano essere discussi ed approvati con una sola votazione in parlamento. Pensate al precedente giuridico pericoloso che si creasse qualora si permettesse di far passare in votazione due temi così diversi: in futuro magari ci potrebbe venir chiesto di votare il dimezzamento del canone radiotelevisivo assieme magari al credito di finanziamento per dei nuovi aerei da combattimento, per dare un contentino sia all’elettorato di destra che quello di sinistra, mettendo in serio pericolo la nostra democrazia.

Concludendo la riforma fiscale sociale è una riforma debole, che viola chiaramente l’unità della materia e che non risolve il problema delle casse pensioni, ma lo sposta solo in là di qualche anno, con le conseguenze che graveranno nuovamente sulle spalle di noi giovani. Mandiamo un chiaro segnale alla nostra politica: no alle semi riforme, si ad una AVS forte e il 19 maggio No alla RFFA!

Diego Baratti
Vicepresidente Giovani UDC
Membro del Comitato Borghese contro la RFFA

Candidato al Gran Consiglio!

Ho deciso di mettermi in gioco per il Gran Consiglio perchè se le cose non ci piacciono, allora dobbiamo impegnarci concretamente per cambiarle!

Io credo in un Ticino migliore!

Se vol

#OrientatoAlFuturo


No alla riforma fiscale e sociale

Lo scorso settembre il parlamento nazionale ha approvato la nuova riforma fiscale e sociale (RFFA) contro la quale i Giovani UDC, Giovani Socialisti, Giovani Verdi, Giovani Verdi Liberali e alcuni Giovani Liberali hanno lanciato il referendum. La riforma viola infatti chiaramente il principio di unità della materia, che prevede che due temi diversi da loro non possano essere discussi ed approvati con una sola votazione in parlamento: è ben chiaro a tutti che degli sconti fiscali non hanno nulla a che vedere con il finanziamento dell’AVS.

Per far contenta la sinistra, PLR e PPD hanno purtroppo deciso di trovare questo triste compromesso, che prevede che per ogni di franco di sconto alle aziende, la Confederazione ne versi uno all’AVS.L’AVS però necessita al più presto di una riforma strutturale, che vada a permettere anche a noi giovani una volta pensionati di godere degli stessi privilegi dei pensionati di oggi. Con questa riforma infatti si sposta solamente più in là di qualche anno il grounding delle nostre casse pensioni, che avverrà così intorno al 2035.


L’attuale accordo rappresenta pertanto un’altra misura a breve termine e uno spostamento dei problemi pensionistici verso le giovani generazioni. Ovviamente la classe politica non vuole affrontare i problemi strutturali nella previdenza per la vecchiaia e quindi cerca di lasciare che la realtà e le conseguenze che ne derivano vengano affrontate dalla generazione successiva. Ma più a lungo una vera riforma viene ritardata, maggiore è l’onere che grava sulle giovani generazioni. Questo “pacchetto” rende quindi impossibile per gli anni a venire una riforma sostenibile della previdenza per la vecchiaia.

Concludendo la riforma fiscale sociale è una riforma debole, che non risolve il problema delle casse pensioni, ma lo sposta solo in là di qualche anno a costo di noi giovani. Per evitare che questo accada e per chiedere quindi al parlamento di finalmente iniziare una riforma strutturale della AVS, vi chiedo di firmare il referendum scaricando l’apposito formulario che trovate su https://neinstaf.ch/download/182/

Diego Baratti
Membro del comitato borghese No alla RFFA
Vicepresidente Giovani UDC Ticino

Siamo ancora un paese indipendente?

La costituzione Svizzera lo dice chiaramente: “La Confederazione tutela la libertà e i diritti del Popolo e salvaguarda l’indipendenza e la sicurezza del Paese.” (Art. 2 abs. 1) Secondo l’articolo 2 quindi il nostro governo dovrebbe impegnarsi a difendere i nostri diritti e a mantenere la nostra nazione unita, indipendente e sicura. Ma è davvero così?

La risposta è no. Negli ultimi anni la Confederazione si è adoperata nella direzione opposta, ossia quella di smantellare passo per passo la nostra indipendenza, attraverso l’accettazione automatica delle norme europee ed internazionali nel nostro diritto. E le conseguenze sono state disastrose.

Le norme europee sono decise a Bruxelles da parlamentari che non conoscono nulla delle nostre abitudini, delle nostre tradizioni e dei nostri bisogni. Ma noi ci ritroviamo in ogni caso obbligati ad accettare ed applicare quello che gli eurodeputati decidono, senza però poter dire la nostra. Un chiaro e recente esempio è quello sulla controversa direttiva europea delle armi, che anche noi dovremmo adottare, e che andrà fortemente a danneggiare uno degli sport più praticato e amato dagli svizzeri: il tiro sportivo.

La domanda cruciale che quindi dobbiamo porci è: vogliamo continuare in Svizzera a decidere per noi stessi oppure no?

Gli svizzeri vogliono poter continuare a determinare da soli quali leggi debbano essere applicate nel nostro paese e noi come popolo vogliamo continuare ad avere un diritto di veto contro una legge che riteniamo inadeguata. Affinché dunque anche le future generazioni possano continuare a vivere, sognare e sperare nel nostro paese vi invito il prossimo 25 novembre a votare SI all’iniziativa per l’autodeterminazione.

 

Da CdT, 08.11.2018

Intervento – Assemblea Delegati UDC Volketswill, 50 anni Giovani UDC Svizzera

La Costituzione federale è assolutamente chiara: «La Confederazione Svizzera tutela la libertà e i diritti del Popolo e salvaguarda l’indipendenza e la sicurezza del Paese.»

Secondo questo articolo 2 della Costituzione federale, il governo svizzero ha il compito di difendere i nostri diritti e di salvaguardare una nazione unita, indipendente e sicura. È veramente così?

Conosciamo bene la risposta a questa domanda: no. La Confederazione ha imboccato da qualche anno il sentiero contrario, sopprimendo progressivamente la nostra indipendenza con la ripresa automatica di norme europee e internazionali. Le conseguenze di questa politica sono catastrofiche.

Le regole europee sono messe in atto a Bruxelles da parlamentari che non conoscono assolutamente nulla delle abitudini, tradizioni e necessità della Svizzera. E, tuttavia, siamo obbligati ad accettare e applicare le decisioni di questi parlamentari senza discussione alcuna. La molto controversa direttiva europea sulle armi è un buon esempio in questo senso: la Svizzera dovrebbe riprendere questa regolamentazione che ostacola gravemente una delle attività sportive più praticate e apprezzate dagli Svizzeri, il tiro.

Ricordiamoci anche che, in caso di conflitti, le sentenze della corte suprema svizzera, il Tribunale federale, sono cassate dalla Corte di giustizia UE. Neanche questa corte sa qualcosa degli usi e costumi della Svizzera. Questi giudici stranieri non possono perciò prendere una decisione giusta ed equa concernente la Svizzera, una decisione che non ci discrimini, quando addirittura non ci metta in pericolo. Vogliamo veramente che dei giudici stranieri decidano al nostro posto?

L’incapacità della Svizzera di decidere liberamente ha anche altre gravi conseguenze, in particolare per il mercato del lavoro ticinese. L’accordo di libera circolazione delle persone pone dei problemi enormi al Ticino – mancanza di posti di lavoro, aumento della disoccupazione, abbassamento dei salari, deterioramento delle condizioni di lavoro. Questi problemi potrebbero essere rapidamente risolti con l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione o dell’iniziativa «Primi i Nostri» che prevede una preferenza indigena rispetto ai frontalieri. Purtroppo, queste due iniziative così importanti non possono essere applicate per mancanza di volontà politica e con il costante pretesto dell’accordo di libera circolazione delle persone. In altre parole, gli avversari rifiutano semplicemente di rispettare la volontà del popolo. Così, i problemi sul mercato ticinese del lavoro persistono e, credetemi, non cessano di aggravarsi. Un SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione imporrebbe finalmente il rispetto della volontà popolare e sarebbe un aiuto prezioso per le regioni frontaliere come il Ticino, ma anche Ginevra e Basilea.

Dobbiamo perciò rispondere a qualche domanda determinante: vogliamo continuare a decidere noi stessi del futuro del nostro paese? Vogliamo poter fare le scelte più appropriate per il nostro mercato del lavoro interno o accettiamo che Bruxelles ci imponga ciò che più le aggrada?

Le e i Ticinesi vogliono conservare il diritto di decidere le leggi applicabili nel nostro paese e gli Svizzeri tengono al loro diritto di veto contro le leggi che giudicano inadeguate. Affinché le future generazioni possano continuare a vivere, sognare e sperare, vi invito a votare SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione il prossimo 25 novembre.

Grazie della vostra attenzione e VIVA IL TICINO!

Diego Baratti, responsabile comunicazione e campagne dei GUDC Svizzera, vicepresidente GUDC Ticino, consigliere comunale a Ponte Capriasca, studente d’economia aziendale a San Gallo

Interpellanza – Premio al merito sportivo giovanile

Sindaco e Municipali,

con la presente, avvalendomi delle facoltà concesse dalla LOC (art. 66 LOC) e dal Regolamento comunale, mi permetto di interpellare il Municipio sul seguente tema:

Lo scorso 6 ottobre il nostro compaesano Manuele Ren, anni 18, ha conquistato la medaglia di bronzo alla Coppa Europea Giovanile di Corsa d’Orientamento a Villars-Sur-Ollon, portando così all’attenzione mondiale anche il nome del nostro piccolo comune.

Manuele non è l’unico giovane di Ponte Capriasca ad essersi distinto all’estero o in competizioni nazionali e cantonali. Spesso però i media non ne parlano e non ne veniamo purtroppo a conoscenza, soprattutto quando non si tratta di calcio o hockey.

Questi talentuosi giovani spesso si vedono costretti a rinunciare ai loro sogni a causa dei grandi costi necessari per le trasferte e gli allenamenti.

Pertanto, chiedo al Municipio

  • Condividete l’importanza di dare sufficienti attenzioni ai giovani sportivi presenti nel nostro comune, affinché essi possano essere motivati a continuare la loro carriera?
  • Come vede il Municipio la possibilità del comune di Ponte Capriasca di indire un premio annuale comunale al merito sportivo del valore di 1000 chf?
  • Il Municipio in casi straordinari sarebbe disposto a stanziare dei fondi per permettere la partecipazione dei nostri giovani a competizioni e a campi di allenamento?

 

Cordialmente,

 

Diego Baratti

Consigliere Comunale

Gruppo Lega/UDC/Indipendenti

 

NON GIOCHIAMO CON IL FUTURO DEI NOSTRI GIOVANI!

Il mondo è bello perché diverso, dicevano neanche troppo tempo fa i miei maestri quando frequentavo le scuole elementari. Oggi invece sembra che il Dipartimento dell’Educazione abbia deciso di puntare su un’altra posizione, completamente opposta rispetto a quella che veniva insegnata a me a scuola. Nella riforma Bertoliana della scuola infatti si legge di abolizione di note, abolizione dei livelli e ancora unificazione delle classi e una vaga menzione ad una media di entrata per entrare alle scuole superiori. L’obbiettivo di tutto ciò? Rendere tutti uguali, rendere gli studenti competenti alla stessa maniera. Se con il vecchio sistema avevamo una scuola, che secondo il pensiero liberale/conservatore permetteva a tutti di avere le stesse basi, offrendo a tutti le stesse opportunità di partenza, oggi invece si punta ad avere gli stessi punti di arrivo. Ma come? Il mondo non era mica bello perché diverso? A quanto pare oggi la cosa non vale più, e con la Riforma di Bertoli si vanno quindi ad eliminare le differenze tra gli allievi. Differenze non di intelligenza, ma di potenzialità! Infatti colui che più fatica in matematica e italiano magari sarà quello nella classe che se ne intende di motori, ma dobbiamo quindi ostacolare i suoi compagni più competenti in matematica e italiano portandoli al livello di colui che di motori sa tutto? No di certo, eppure votando SI alla Scuola Che Verrà si introdurrà proprio questo, a svantaggio di coloro che sono interessati ad una formazione accademica di tipo universitaria, che saranno quindi confrontanti con ulteriori problemi quando dovranno studiare, oltre a quello già non poco evidente della lingua. Da giovane universitario vi invito dunque a non giocare con il futuro dei giovani, ed a votare NO il prossimo 25 settembre alla Scuola Che Verrà. D’altronde si è già visto il fallimento di modelli che puntavano agli stessi punti di arrivo (vedi comunismo)…

DÄR UPPE I NORR – Tappa 4: La costa Sud-Ovest

Dopo aver lasciato Goteborg mi sono avviato sulla bellissima costa svedese in direzione Sud.

 

La mia prima tappa costiera è stata la graziosa cittadina di Varberg, circa 100 km sud da Goteborg. Il centro cittadino era una scacchiera perfetta di strade ciottolate e bellissime casette a mattoni, con al centro la piazza cittadina con la Chiesa. Nelle varie strade si trovavano bei caffè, bar e ristoranti molto frequentati dalla gente del posto, come il buonissimo ristorante italiano dove ho pranzato io, dove ho potuto finalmente gustare una pizza degna del suo nome!

La particolarità di Verberg è sicuramente la Varbergs Fästning, ossia la fortezza, costruita nel XIII e che fu teatro nel 15° e 16° secolo di alcune delle numerose battaglie tra Svezia e Danimarca per il possesso della Scania e dell’Halland, l’attuale Sud-Ovest svedese. Famose pure le prigioni della fortezza, dove per secoli venivano imprigionati i vari nemici catturati in battaglia. La prigione è stata usata fino al 1931, mentre aoggi è adibita a ostello, dove ho pernottato io stesso. Avete capito bene! Ho passato la notte in una vecchia cella di prigione! Un’esperienza particolare, oltre che economica, che andava provata! (La cella non era poi così piccola rispetto a delle camere d’albergo di oggi…)

Il pomeriggio a Valberg l’ho passato nel relax più totale ad una spiaggia di sabbia a pochi km dal centro cittadino. Apparte me ed un paio di pensionati, non c’era nessuno! Ma pare che nei mesi caldi (lugio e metà agosto deduco) sia una delle spiagge più gettonate della Svezia intera!

 

La mattina seguente, dopo una breve colazione a base di caffè e fika, il dolce tipico svedese, mi sono spostato in auto a Mellbystrand, una località balneare della città di Halland, la più grande della regione. Qui avevo noleggiato un appartamentino a pochi passi della spiagga, dove ho passato tutto il giorno a godermi il tiepido sole svedese. L’acqua del mare, al contrario di come si possa pensare, è incredibilmente non fredda ma gradevole. Unica pecca: per arrivare ad avere il livello dell’acqua alla pancia, bisognava fare almeno 100 metri a piedi nel mare dalla riva! L’acqua era bassissima!

 

 

 

L’ultima tappa costiera se così si può chiamarlo del mio viaggio svedese è stata Helsinborg, la seconda città per popolazione della Scania dopo Malmö. La città vanta una storia affascinante, visto che nel corso del 15° e 16° secolo, sempre nella guerra Svezia/Danimarca per il controllo della regione, la città è passata di mano tra svedesi e danesi ben 13 volte (forse anche di più!), che riduesse notevolmente il numero della popolazione. Definitivamente in mano svedese nel 1700, il re di Svezia di allora decise di demolire il castello, per non rendere la città al centro delle attenzioni danesi, visto che esistevano già fortificazioni a Malmö e a Falkenberg più a Nord, lasciando intatto solo il torrione principale (visibile ancora oggi), che fungeva di aiuto per

identificare il porto ai pescatori. Con la distruzione del castello cominciò anche un periodo in chiaroscuro per la cittadina, che senza più maniero aveva perso importanza e attrattività. Solo con l’industralizzazione la città riconquistò la sua importanza, passando in tre secoli da 700 abitanti a ben 100mila di oggi.

 

Prossima tappa (ultima in territorio svedese): Lund & Malmö

 

    

 

 

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DÄR UPPE I NORR – Tappa 3: Goteborg

Dopo aver guidato per oltre 800km (non senza intoppi) eccomi finalmente arrivato a Goteborg, la seconda città più importante e più grande della Svezia (anche se è al primo posto per numero di passeggeri nell’aereoporto di Landvetter).

 

Il primo giorno lo dedico completamente alla visita della città. Di buon mattino, dopo aver preso al volo una cartina della città dall’ufficio turistico, mi reco a vedere le principali attrazzioni della città. Dapprima passo davanti al municipio, dove al centro della piazza è presente una statua di Gustavo II Adolfo, fondatore della città, che indica verso il basso. La leggenda narra che proprio qui il regnante disse “Qui costruirò la mia città”, e così fu. Mi sono poi recato sulle rive del fiume Göta per ammirare la bizzarra architettura di una delle più nuove opere al mondo, costruita solo nel 1997, che non mi ha poi convinto tanto.

Dopo qualche giro ancora lungo e in largo per il centro e dopo aver pranzato in un caffè, mi sono recato ad uno dei musei più belli che io abbia visto in questo viaggio: il Göteborgs konstmuseum, il museo di arte contemporanea cittadino, che oltre a contenere tutti i più famosi artisti del cubismo (Picasso) e dell’impressionismo (Monet, Renoir, Degas), conteneva pure diversi lavori di mondernismo e soprattutto molti quadri e sculture degni di nota di artisti svedesi e scandinavi in particolare. Finita la visita è stato il turno di un altro museo, lo Stadsmuseum, il museo della storia cittadina di Goteborg, che ripercorre secolo per secolo la nascita e lo sviluppo di questa città, voluta da Re Gustavo II per avere una città portuale per commerciare con l’occidente, e che divenne ben presto una delle più importanti del Nord Europa. Guardate la foto qui accanto con il tram, non vi ricorda un po’ Zurigo?

 

Il secondo giorno ho deciso di approffitare del bel tempo e delle calde temperature per andare in escurione a Marstrand, una bellissima isoletta con al centro una fortezza a circa 1 ora nord di Goteborg, dove dopo un breve spuntino e un giro del paesino, ne ho approfittato per fare il bagno del mare e leggere qualche pagina del mio libero, passando così ben presto senza neanche accorgermi tutta la giornata in completo relax.

 

Ho lasciato l’isola verso le 17 per recarmi in un’altra isola ancora, stavolta molto più grande Tjörn. Li mi sono fermato brevemente nell’incantevole paesino di Klädesholmen per scattare qualche foto, senza purtroppo trovare un ristorante aperto per la cena, che ho quindi consumato nel centro di Goteborg.

 

L’ultimo giorno a Goteborg avevo in programma di andare a Lysekell, a 1h30 nord dalla città, ma il tempo frescolino e molto instabile mi ha fatto cambiare idea: la mattina sono rimasto nella confortevole hall dell’hotel, dove ho lavorato tutta la mattina a delle faccende politiche, mentre al pomeriggio sono andato all’Universum, uno zoo-museo scientifico pieno di animali di ogni tipo: dai pesci di laghi, fiumi e oceani, ai serpenti, agli uccelli della savana ai pesce cani, tutto ricreato nel loro habitat naturale, alla quale si aveva libero accesso. Molto interessante, ci sono rimasto dentro quasi 3 ore!

 

Prossima tappa: Costa del Sud-Ovest!  

LASSÙ AL NORD – Tappa 2: La Svezia Centrale

Day 5 – Mariefred & Strängnäs

La mia prima tappa dopo avere noleggiato un auto a Stoccolma è stata la graziosa cittadina di Mariefred, circa un centinaio di chilometri ovest da Stoccolma sulle rive del lago Mälaren, per visitare il Gripshiolms slott, un imponente e affascinante castello di pietre e mattoni rossi. La visita comprendeva ben 69 stanze aperte al pubblico, praticamente tutto il castello! Oltre ai bellissimi interni, la cosa che mi ha colpito di più di questo castello che doveva servire come difesta della città di Stoccolma sono gli oltre 5000 dipinti di personalità svedesi appesi in tutte, ma proprio tutte le sale del castello. Architetti, ingenieri, generali e membri della famigliaa reale sono i più frequenti, ma ci sono anche artisti e commercianti, dal XVII secolo ad oggi.

Dopo una breve visita del piccolo centro cittadino di Mariefred ho guidato ancora qualche chilometro verso ovest, fino giungere a Strängnäs, un incantevole città sempre sulle rive del lago Mälaren, ma già più attiva e popolata di Mariefred. Qui, dopo un lungo giro a piedi del centro, mi sono fermato a mangiare una bella fetta di torta nei tipici caffè svedesi, dei bar/ristorantini self service, dove una volta pagato si può prendere quanto caffe si vuole, basta andare a riempirsi la tazza nel tavolino apposito. Prima di cenare con un isalatona della Coop (si, c’è anche in Svezia), ho deciso di guidare fina la città di Eskilstuna, ma a causa della forte pioggia ho deciso di non scendere nemmeno dall’auto, e di ritornare, o meglio scappare, verso la base.

 

 

Day 6 – Västerås & Örebo

Al sesto giorno ho deciso di fare tappa pure a Västerås, la sesta città più grande della Svezia. Una delle più brutte anche. Il centro storico non era altro che un insieme di quattro centri commercia

li, che si snodavano l’uno sull’altro e dal quale partivano tutta una serie di altri commerci. Solo una piccola parte vicino al fiume si salvava, con ancora le casette in legno tipiche svedesi che tanto piacciono a me. Tempo di un pranzetto leggero e riparto subito alla volta di Örebo, capoluogo dell’ononima contea.

Questa città di 100mila abitanti si costituisce intorno al fiume Svartan e al suo castello, costruito nel 200 da dei mercanti tedeschi e ampliato nel 300 dalre Magnus Eriksson e dalla sua dinastia, i Vasa, fino farlo diventare uno splendido castello rinascimentale. Anche il centro di Örebo è molto carino, e in due orette lo avevo visitato tutto, per poi fermarmi in una caffe a mangiare la mia ormai consueta fetta di torta.

 

 

Day 7 – L’auto

Il settimo giorno è stato un giorno da dimenticare. Dovevo infatti mettermi in viaggio verso Lidköping, per visitarne il centro e poi andare 40 minuti da li per visitare il magifico castello di Läcko. Solo che a metà strada nell’auto ha cominciato ad accendersi una spia, in svedese, che continuava a suonare. Mi son fermato, e dopo aver usato google traduttore ecco risolto il misaffo: la gomma della ruota posteriore sinistra perdeva pressione. In panico, ho chiamato tutti: i miei, l’assistenza danni del noleggio e pure la sede dell’autonoleggio a Zurigo. Fai questo, fai quello, alla fine dopo aver rimesso la pressione nella gomma, il consiglio era quello di fermarsi ogni 100 km a controllare la pessione… Ed intanto mezza giornata era già andata. Nel fare tutto questo mi ero fermato a Mariestad, una famosa località balneare 100 km dal mio obbiettivo, e ne ho approfittato per fare un giro in centro. Poi finalmente sono arrivato davanti al castello di Lackö, per avere una brutta sorpresa: le visite guidate al castello finivano alle 15, ed erano ormai le 16. Niente da fare, sarà per la prossima…

 

 

Prossima tappa: Goteborg!